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Nel
1717 i castellanesi furono sottomessi al governo di Spagna, l’8 maggio 1767 re
Carlo Emanuele III emanò un diploma ottenendo l’assegnazione della nuova
denominazione CASTEL SARDO. L’antica città di Castel Genovese, poi divenuta
Castel Aragonese, assume, finalmente il nome attuale.
Sotto
il governo Spagnolo, le l’attività bellicosa cede il passo all’impegno
politico ed allo studio, i cannoni della fortezza spararono a salve per
l’ultima volta quando Carlo Alberto erede al trono venne in visita.
Ancor
prima di divenire Castel Sardo, il 12 aprile 1766 venne collocato in Castel
Aragonese uno fra i primi uffici postali, lo stesso fu centro di primaria
importanza, divenne un centro di smistamento della corrispondenza che perveniva
tramite “pedoni postali” o navi postali, le quali avevano il loro approdo
nel porto di Frigiano.
Molti
anziani ricordano ancora zio Antonio Maria Soggia l’ultimo addetto a ricevere
la posta di “lu vapori”, intento a scrutare l’orizzonte, per poi
affrettarsi a raggiungere il porto di Frigiano.
Gli
inizi del XIX secolo affrettano il declino di Castelsardo, la peste le carestie
la mancanza di terreni fertili sono alcune delle cause, la popolazione
diminuisce, anche il Convento Francescano viene chiuso intorno al 1850, sebbene
i frati, continuarono a vivere in S. Martino per qualche tempo ancora.
Con
la fine del secolo scorso cessa la storia di Castelsardo, in meno di cento anni
la città è abbandonata a se stessa, privata della sua importanza di roccaforte
col sopraggiungere dei nuovi congegni da guerra.
I
giovani partono per la prima guerra mondiale, disposti a dare il loro tributo di
sangue ad uno Stato così assente nel risolvere le più elementari necessità
quotidiane.
Nel
1926, Castelsardo perde la grande occasione di un vero porto alla Vignaccia, con
tutte le vantaggiose conseguenze economiche a cui una tale struttura avrebbe
condotto.
Con
la fine dell’ultima guerra, cessa anche il periodo più nero, rinasce la
volontà di essere partecipi del proprio destino, ora la Città è impegnata,
con i suoi oltre cinquemila abitanti, a portare avanti l’artigianato, la
pesca, l’industria la vita sociale e culturale e la conservazione delle
tradizioni.
Il
porto nel frattempo ha trovato sistemazione a Frigiano, dove l’approdo e ormai
garantito, a scapito di una bellissima spiaggia e di un
isolotto, rimasti nei
ricordi delle nostre prime gare di nuoto.
Il
paese è diventato più grande; è cresciuto, spesso, non in sintonia con i
criteri della Città medioevale, i monumenti “restaurati” talvolta hanno
coperto pagine di storia locale, sotto il cemento o il granito importato … la Città
rimane però sempre nel cuore di chi ne ha visto lo splendido paesaggio.
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