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Ricca
di contenuti e valori, la Settimana Santa di Castelsardo è l'espressione
integra nel suo antico rituale, di religione, arte e cultura di un popolo.
Lu
Lunissanti (il lunedì della settimana Santa, si svolge il lunedì prima
di Pasqua), dalla chiesa di Santa Maria
parte, per farvi poi ritorno, la processione pasquale più interessante
della Sardegna.
Dopo
la messa , celebrata all'aurora sull'altare del Cristu Nieddu (Cristo
nero) parte un pellegrinaggio di "Cori" (gruppi di quattro
cantori) e "Misteri" verso la basilica della Madonna Rosa di
Gerico a Tergu, dove i Misteri con la celebrazione della Messa
Pontificale, vengono presentati alla madonna, accompagnati dall'Attitu
(Canto pianto sul Cristo ucciso).
Dopo
l'imbrunire a Castelsardo, partendo dal quartiere della Pianedda ha inizio
la parte più suggestiva della processione:
Le Tradizioni - La Notti Santa
Spente
tutte le luci, le piazzette e i vicoli del centro storico vengono
illuminati da "Li Fiaccoli" (rudimentali fiaccole) rette da
"Li Fraddeddi" ( i confratelli) e "Li Sureddi" (le
consorelle).
La
processione è apperta da "Li Appoltuggi" (gli appostoli) con
"L'Abbidu" (abito bianco) e "Lu Cappucciu" (cappuccio
conico), che trasportano i misteri.
Accompagnano
"Li Appoltuggi" tre Cori e dieci Misteri.
Il
Primo coro "Lu Miserere", recante il simbolo "Lu Cabu di Lu
Moltu", teschio di Castellanese ignoto sepolto nei sotterranei di S.
Maria, è seguito dal primo gruppo
di cinque Misteri.; il secondo Coro "Lu Sabat", reccante la
statua dell'Ecce Homo, statuetta in legno policromo del 1500 precede il secondo gruppo dei Misteri.
Chiude
la processione il Coro de "Lu Jesus", recante "Lu
Croccefissu", consistente in una serie di invocazioni latine non
previste da alcuna preghiera liturgica, formato dai più esperti cantori.
I
canti sono intessuti di accordi e vocalismi che seguono le regolo del
contrappunto, pratica della polifonia medioevale, cioè l'arte di opporre
nota a nota, le voci che compongono i cori sono quattro: Bogi, Contra,
Bassu e Falzittu.
I
canti sono eseguiti nel rispetto della tradizione orale, risalente alle
prime esperienze prepolifoniche medievali del 1300, tale rispetto ha
condotto tutto il cerimoniale quasi inalterato fino a noi.
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